Viralità nei social network

La viralità nei social network funziona come le epidemia. Nasce, si propaga e esplode. E nessuno può fermalra facilmente. Sett Godin e Malcolm Gladwell affermano che, come per le epidemie, la viralità nei social network vede la diffusione di una idea arriva ad un punto in cui il suo livello di conoscenza aumenta in maniera esponenziale. Questo genera reazioni in numero molto superiore al passato. Gladwell chiama questo momento tipping point, cioè il punto critico, un numero di persone che conosce e parla del messaggio virale oltre il quale scoppia l’epidemia.

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Social Intelligence – Sfruttiamo le debolezze dei competitor

La social Intelligence come strumento per superare i competitor. Si può fare?

I competitor ci guardano. Sempre. Nel mercato non vince chi ha più informazioni, ma chi possiede quelle che contano davvero. La Social Intelligence permette di raccogliere dati importanti anche su quello che gli utenti dicono dei propri competitor: i punti di forza, le debolezze, le criticità. Grazie a queste informazioni è possibile migliorare la propria immagine sul mercato e aumentare la propria market share. Utilizzare i dati di Social Intelligence come base per le analisi sui concorrenti da maggior respiro alle strategie per cogliere in tempo reale le opportunità che il mercato offre.

Suggerimento: Sfruttate al massimo gli errori dei vostri competitor, prendete la palla al balzo. Monitorate i vostri concorrenti e studiate cosa scrivono e dove lo fanno, leggete i commenti dei loro clienti, soprattutto quelli negativi e cercate di capire se potete offrire un prodotto o un servizio migliore a chi si sta lamentando. Identificate subito il miglior modo di “portare al vostro ovile” i clienti scontenti.

 

Articolo ripreso dal mio originale su Cultur-e

Social Intelligence a supporto del decision making

La Social Intelligence è una metodologia che aiuta a prendere decisioni, usare grandi quantità di dati, trovare le informazioni salienti per definire una strategia, comprendere le voci del mercato e dei consumatori: queste sono le sfide che ogni azienda deve affrontare.

 

La Social Intelligence ci viene in supporto quando lo sviluppo della Rete e l’aumento della quantità d’informazioni in cui siamo immersi, hanno reso i processi di decision making sempre più complessi e cruciali per lo sviluppo di un business. Il volume di Big Data da esaminare è cresciuto vertiginosamente ed è sempre più difficile definire obiettivi nei brevissimi attimi che il mercato ci concede. La sfida di oggi sta nel trovare strumenti che ci permettano di semplificare, organizzare e velocizzare le pratiche di decision making grazie all’uso del Data Mining. La Social Media Intelligence è un ottimo aiuto per organizzare le informazioni e per ridurre il rumore di fondo. Ancora di più, la Social Intelligence evidenzia le criticità, soprattutto quelle reputazionali. In questo articolo presentiamo quattro spunti pratici in cui la Social Media Intelligence offre ottimi insight ai processi di decision making.

Le informazioni giuste, dalle persone giuste, al momento giusto. La vera forza della Social Media Intelligence.

Le informazioni utili alle decisioni arrivano da diverse fonti come i partner, competitor , gli esperti di settore, i dipendenti, la stampa e il web. Per conoscere direttamente l’opinione dei consumatori si ricorre a survey costruite su dei campioni, più o meno rappresentativi. Le survey, si sa, danno una fotografia incompleta, lasciano fuori dati importanti, mostrando informazioni aggregate, lasciando fuori le particolarità.

La fonte che si deve ascoltare, e ascoltare bene, è quella dei consumatori, coloro che usano i prodotti e creano giudizi su servizi, brand, persone e temi. Non possiamo lasciare fuori dei dati o ridurre la complessità delle opinioni in poche domande generiche. Serve qualcosa di più.

La Social Intelligence gestisce i Big Data con un atteggiamento nuovo, o diverso. Non più dati lasciati fuori perché troppo particolari ma integrati, coesi, utili e, soprattutto, completi.

In questo modo, gli asset del decision making diventano:

  • informazioni strategiche, i dati raccolti nelle conversazioni dei consumatori in Rete,
  • opinion leader, utenti autorevoli che parlano del brand, del prodotto o del tema di interesse e che possono influenzare l’acquisto o le scelte e le opinioni di migliaia di altri utenti.

 

Articolo ripreso dal mio originale su Cultur-e

Data Mining, le persone dietro ai numeri

Capiamo come possiamo passare dal reporting automatico al Data Mining

Le analisi di Social Media Intelligence e Data Mining aiutano a ordinare il caos di dati che arrivano da dentro e da fuori l’azienda. Le info che restituiscono sono strutturate e utilizzate da molti software che le organizzano in report automatizzati. Questi report, però, senza un’interpretazione umana servono davvero al loro scopo?

Si tratta di fare un salto culturale, quello che dall’utilizzo di report automatici prodotti da una macchina giunge alle informazioni elaborate dall’interpretazione umana. È questo il vero plus. Il professionista che analizza i dati riesce a capire la realtà dietro ai numeri. Il Data Mining vuol dire avere informazioni sul comportamento dei consumatori, sulle loro idee, sul modo in cui si diffondono le informazioni in rete e su come affrontare i casi di viralità nel migliore dei modi. Queste sono informazioni vitali che nessuna macchina vi può dare.

Suggerimento: Usate le funzioni di Social Intelligence per individuare le parole che gli utenti associano al vostro brand o prodotto, valutate quale sentiment suscitate nei vostri consumatori, se vi sono nuove esigenze o barriere all’acquisto. E soprattutto, rivolgetevi a dei veri professionisti della Social media intelligence.

Articolo ripreso dal mio originale su Cultur-e